Italia, doppio via libera da Bruxelles

Giulia Conti

Due segnali positivi per il governo

Dal pacchetto di primavera del semestre europeo arrivano due buone notizie per il governo italiano, anche se restano aperte molte criticità strutturali che continuano a pesare sull’economia del Paese.

La Commissione europea ha riconosciuto che l’Italia ha adottato le misure necessarie per rispettare i vincoli di spesa, evitando così un inasprimento della procedura. Inoltre, Bruxelles ha accolto il meccanismo chiesto da Giorgia Meloni per includere alcune spese contro il caro energia nella clausola di salvaguardia legata alla Difesa.

Soddisfazione da Meloni e Giorgetti

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso soddisfazione per il risultato, sottolineando che la Commissione ha recepito proposte italiane considerate impensabili fino a pochi mesi fa.

Anche la premier Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato, definendolo estremamente importante e frutto di un lavoro costruito con determinazione e pazienza. Secondo Meloni, la decisione conferma la capacità dell’Italia di far valere i propri interessi in Europa.

Flessibilità per alcune spese energetiche

L’elenco preciso delle misure che potranno essere escluse dai vincoli del Patto di Stabilità sarà definito nelle prossime settimane.

La direzione indicata dalla Commissione è però già chiara: i governi potranno chiedere flessibilità per investimenti nella transizione energetica e per spese che aiutino famiglie e imprese a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Cosa potrebbe rientrare nella clausola

Tra gli esempi citati rientrano gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche e per l’installazione di pannelli solari.

Si tratta di interventi pensati per favorire il risparmio energetico, ridurre la vulnerabilità ai prezzi dei combustibili fossili e sostenere la transizione verso fonti più pulite.

Escluse le misure non mirate

Non tutte le spese contro il caro energia potranno beneficiare dello scorporo.

Bruxelles esclude le misure che aumentano il consumo di combustibili fossili e i sussidi generalizzati sulle bollette, perché non incentivano il risparmio energetico. Gli interventi dovranno essere temporanei e mirati.

Il taglio delle accise verso il tramonto

La posizione della Commissione mette in discussione il taglio delle accise, criticato indirettamente perché non riduce il consumo di petrolio.

La misura è considerata troppo orizzontale e poco selettiva. Insieme al credito d’imposta per gli autotrasportatori, è già costata un decimale di Pil e una proroga entro fine anno potrebbe avere un impatto tre volte superiore.

I margini concessi dalla clausola

I governi potranno sforare i limiti di spesa per un importo massimo pari allo 0,3% del Pil annuo, all’interno dell’1,5% già previsto per le spese militari.

La clausola resterà in vigore fino al 2028, ma la deviazione complessiva non potrà superare lo 0,6% del Pil. Per l’Italia significa oltre 13,5 miliardi di euro potenzialmente utilizzabili entro la fine del prossimo anno.

Nessun obbligo di aumentare la Difesa

La Commissione chiarirà i dettagli tecnici in una nota che sarà inviata ai governi.

Con ogni probabilità, la clausola potrà essere richiesta anche solo per le spese energetiche, senza obbligo automatico di aumentare quelle militari. Bruxelles resta favorevole a un rafforzamento della Difesa, ma ha precisato che non vi è alcun vincolo in tal senso.

Finanza pubblica, giudizio positivo

Sul fronte dei conti pubblici, il giudizio della Commissione sull’Italia è positivo.

Nonostante una lieve deviazione registrata lo scorso anno, pari allo 0,1% del Pil, Bruxelles ritiene che il governo abbia adottato le misure necessarie per contenere la spesa pubblica secondo il percorso concordato.

Procedura sospesa, niente nuove correzioni

La procedura resta quindi sospesa e non saranno richieste ulteriori misure correttive.

Nel documento di finanza pubblica, il governo stimava un aumento della spesa dell’1,9% nel 2025, sei decimali oltre il limite consentito. Secondo i tecnici europei, però, la crescita effettiva della spesa è stata più contenuta, pari all’1,5%.

Possibile uscita dalla procedura

Per l’anno in corso, Roma prevede un aumento della spesa dell’1,6%, in linea con la raccomandazione europea.

La Commissione stima invece una crescita ancora più bassa, pari all’1,4%. Questo apre la possibilità di uscire dalla procedura l’anno prossimo, se il deficit scenderà sotto il 3% del Pil.

Resta l’ipotesi di uscita anticipata

Rimane aperta anche la possibilità di un’uscita anticipata già in autunno.

Questo scenario dipenderà da un’eventuale revisione dei dati sul disavanzo 2025 da parte di Eurostat, in particolare se verrà confermata una riduzione dei costi legati al Superbonus.

Una tregua, non una soluzione definitiva

Il verdetto europeo offre al governo margini politici e finanziari importanti, soprattutto sul fronte energetico e sulla gestione della procedura di bilancio.

Resta però il nodo del debito pubblico, che continua ad aumentare, insieme alla necessità di affrontare problemi strutturali irrisolti. Bruxelles concede spazio, ma chiede che venga usato per interventi mirati, temporanei e coerenti con la transizione energetica.

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