L’economia europea torna a frenare

Giulia Conti

Pil in calo nel primo trimestre

L’economia europea fa un passo indietro nei primi tre mesi del 2026.

Dopo la crescita dello 0,2% registrata nell’ultimo trimestre del 2025 sia nell’area euro sia nell’Unione europea, i nuovi dati diffusi da Eurostat mostrano una contrazione del Pil dello 0,2% nell’area euro e dello 0,1% nell’Ue.

L’Irlanda pesa sul dato europeo

La performance peggiore arriva dall’Irlanda, dove il Pil è crollato del 12,1% in soli tre mesi.

Il dato irlandese ha inciso in modo rilevante sul risultato complessivo europeo, contribuendo a trascinare verso il basso la fotografia economica del trimestre.

Francia negativa, Italia in crescita

Tra gli altri Paesi in difficoltà figurano Lituania e Svezia, rispettivamente in calo dello 0,3% e dello 0,2%.

Anche la Francia chiude il trimestre in territorio negativo, con una flessione dello 0,1%. L’Italia, invece, registra un progresso dello 0,3%.

Danimarca, Estonia e Malta guidano i rialzi

Le crescite più marcate sono state registrate da Danimarca, Estonia e Malta.

La Danimarca ha segnato un aumento dell’1,9%, mentre Estonia e Malta hanno registrato entrambe un progresso dell’1,1%.

Germania debole, Spagna e Polonia più solide

La Germania non brilla, pur mantenendo un segno positivo con una crescita dello 0,3%.

Più dinamiche Spagna e Polonia, entrambe in aumento dello 0,6%, confermandosi tra le economie europee con maggiore tenuta nel trimestre.

Rallenta anche la crescita annua

Il rallentamento emerge anche nel confronto su base annua.

Nel primo trimestre del 2026, il Pil è cresciuto dello 0,3% nell’area euro e dello 0,7% nell’Ue rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel trimestre precedente, però, gli aumenti erano stati decisamente più robusti, pari rispettivamente all’1,2% e all’1,4%.

I servizi tornano a crescere

Un segnale più positivo arriva dalla produzione dei servizi.

Dopo il calo dello 0,3% registrato a febbraio, il settore è tornato a crescere con un incremento dello 0,2% nell’area euro e dello 0,4% nell’Ue.

Trasporti e comunicazione trainano il settore

Su base annua, la produzione dei servizi mostra un aumento dello 0,9% nell’area euro e dell’1,4% nell’Unione europea.

La spinta arriva soprattutto da trasporti, magazzinaggio, comunicazione e informazione, comparti che continuano a sostenere l’attività economica nonostante il quadro più incerto.

Occupazione in lieve rallentamento

L’occupazione mostra una leggera frenata.

Nel primo trimestre, il numero degli occupati è aumentato dello 0,1% nell’area euro ed è rimasto stabile nell’Ue, per un totale di 221,2 milioni di persone occupate.

Ritmo più debole rispetto al trimestre precedente

Nel trimestre precedente, l’occupazione era cresciuta dello 0,2%.

Su base annua, il progresso resta positivo, con un aumento dello 0,5% nell’area euro e dello 0,7% nell’Ue, ma il ritmo appare meno brillante.

Istat vede l’Italia stabile

Per l’Italia, l’Istat prevede una crescita stabile nel 2026 e nel 2027, pari allo 0,7% in entrambi gli anni.

La stima è leggermente superiore al +0,6% indicato dal ministero dell’Economia nel Documento di finanza pubblica.

Geopolitica e incertezza pesano sulle previsioni

L’Istat avverte però che le previsioni sono particolarmente condizionate dal contesto internazionale.

Le tensioni geopolitiche e la durata del conflitto rappresentano elementi decisivi, perché nei primi mesi del 2026 le nuove crisi hanno aumentato in modo considerevole l’incertezza.

Domanda interna decisiva per la crescita

Secondo l’Istat, nel 2026 sarà soprattutto la domanda interna a sostenere la crescita italiana.

La domanda estera, invece, dovrebbe diminuire dello 0,2%, risentendo delle tensioni internazionali e del rallentamento del commercio globale.

Consumi più deboli e inflazione in risalita

Il conflitto dovrebbe incidere anche sui consumi di famiglie e imprese.

L’Istat prevede un aumento dello 0,6%, in rallentamento rispetto al +1,1% del 2025, a causa dell’attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dell’aumento dell’inflazione.

Prezzi attesi in forte aumento

L’inflazione italiana è attesa in forte risalita al 2,9% nel 2026.

Nel 2027 dovrebbe poi scendere al 2%, grazie a una possibile normalizzazione delle tensioni internazionali.

Negli Stati Uniti occupazione oltre le attese

Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro ha sorpreso positivamente.

A maggio sono stati creati 172.000 nuovi posti di lavoro, il doppio rispetto alle attese, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,3%.

Trump critica la reazione dei mercati

Il presidente Donald Trump ha esultato per il dato sull’occupazione e ha criticato la reazione negativa delle borse.

Secondo Trump, con un rapporto sul lavoro così positivo le azioni dovrebbero salire e non scendere, aggiungendo che la crescita non equivale automaticamente a inflazione.

Inflazione Usa e Fed sotto osservazione

L’inflazione statunitense resta però al 3,8%, il livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dall’aumento dei carburanti.

Il dato di maggio è atteso mercoledì e sarà decisivo per valutare le prossime mosse della Federal Reserve.

Mercati temono un rialzo dei tassi

Alla luce del quadro attuale, gli analisti si aspettano entro fine anno un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed per contenere i prezzi.

Anche la borsa sembra scontare questo scenario, con il Nasdaq crollato di oltre 3 punti nella seduta di ieri.

Europa fragile, Stati Uniti sotto pressione

Il quadro globale resta complesso: l’Europa rallenta, l’Italia tiene grazie alla domanda interna e gli Stati Uniti mostrano un mercato del lavoro ancora forte ma accompagnato da inflazione elevata.

Nei prossimi mesi, la durata del conflitto, l’andamento dei prezzi energetici e le decisioni delle banche centrali saranno determinanti per capire se la frenata resterà temporanea o diventerà più profonda.