Bce verso un rialzo dei tassi

Giulia Conti

Francoforte si prepara ad agire

Sembra ormai sempre più probabile che giovedì 11 giugno la Banca centrale europea decida di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 2,25%.

Se confermata, sarebbe la prima stretta monetaria in quasi tre anni e arriverebbe in un momento particolarmente delicato per l’economia dell’Eurozona.

Attesa per le parole di Lagarde

Insieme alla decisione sui tassi, la Bce aggiornerà anche le proprie stime sull’inflazione.

Grande attenzione sarà rivolta soprattutto alla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, dalle cui parole gli investitori cercheranno di capire quale direzione intenda prendere Francoforte nei prossimi mesi.

L’inflazione torna a pesare

La spinta principale verso un rialzo arriva dall’inflazione.

Le pressioni sui prezzi generate dalla guerra in Medio Oriente, soprattutto attraverso l’aumento del petrolio, hanno fatto salire l’inflazione dell’Eurozona al 3,2% a maggio, il livello più alto da settembre 2023.

Terzo mese sopra il target

Il dato di maggio rappresenta il terzo mese consecutivo in cui la crescita dei prezzi supera l’obiettivo di medio termine della Bce, fissato al 2%.

La componente energetica resta il principale fattore di pressione: i prezzi dell’energia sono aumentati del 10,9% rispetto a un anno prima, leggermente sopra il 10,8% registrato ad aprile.

Gli esperti vedono il rialzo giustificato

Secondo Claus Vistesen, economista di Pantheon Macroeconomics citato dal Financial Times, i dati sull’inflazione sono più che sufficienti per giustificare un aumento dei tassi da parte della Bce questa settimana.

La lettura complessiva dei prezzi, infatti, conferma che lo shock energetico non è più un rischio teorico, ma un fattore già visibile nei numeri dell’Eurozona.

Anche l’inflazione core accelera

A preoccupare non è solo l’inflazione generale.

L’inflazione core, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, è salita di 0,3 punti percentuali al 2,5%, superando il 2,4% previsto dagli analisti e raggiungendo il livello più alto da oltre un anno.

Il segnale più delicato

Per Francesco Pesole, stratega valutario di ING, l’accelerazione dell’inflazione core è persino più preoccupante dell’aumento del dato complessivo.

Questo perché indica che le pressioni sui prezzi non sono limitate all’energia, ma rischiano di diffondersi in modo più persistente nel resto dell’economia.

I falchi preparano il terreno

Nelle ultime settimane, i membri più restrittivi del Consiglio direttivo della Bce hanno preparato il terreno per un possibile rialzo.

Tra questi figurano il capo economista Philip Lane e la componente del Comitato esecutivo Isabel Schnabel, che hanno avvertito del rischio che il caro petrolio continui ad alimentare l’inflazione.

Mercati quasi certi del rialzo

Dopo la pubblicazione dei dati sui prezzi, gli operatori hanno rafforzato le aspettative di intervento.

Secondo le stime di mercato, la probabilità che la Bce alzi i tassi al 2,25% nella riunione dell’11 giugno è salita intorno al 95%.

Una decisione comunque complessa

Il rialzo, però, non sarebbe una scelta semplice.

Secondo diversi analisti, la Bce si trova davanti a uno shock stagflazionistico, cioè una situazione in cui l’inflazione accelera mentre l’attività economica rallenta.

Il rischio stagflazione

La guerra e l’aumento dei prezzi energetici stanno frenando la crescita, mentre allo stesso tempo spingono verso l’alto i prezzi al consumo.

In condizioni normali, le banche centrali tendono a evitare rialzi dei tassi quando l’economia si indebolisce, perché una politica più restrittiva può aggravare il rallentamento.

Perché il rinvio appare improbabile

Nonostante questo, gli analisti ritengono improbabile un nuovo rinvio dell’aumento.

Il Pmi manifatturiero ha tenuto finora, pur mostrando una decelerazione a maggio, e gli indicatori economici non sembrano essersi indeboliti abbastanza da convincere la Bce a restare ferma.

Famiglie e consumi sotto pressione

Il quadro per le famiglie resta comunque fragile.

I consumi rallentano, le prospettive non sono particolarmente incoraggianti e il mercato del lavoro si trova vicino ai minimi storici, ma questi elementi non sembrano sufficienti a compensare la nuova pressione inflazionistica.

Il confronto con Fed e Bank of England

Gli osservatori sottolineano che un rialzo di 25 punti base non significherebbe necessariamente l’avvio di una vera fase di stretta monetaria.

A differenza della Federal Reserve o della Banca d’Inghilterra, la Bce si trova in una posizione considerata più neutra, e un piccolo aumento manterrebbe comunque i tassi all’interno di un intervallo compatibile con questa valutazione.

Un rialzo per contenere le aspettative

L’obiettivo principale della Bce sarebbe quindi quello di frenare le aspettative di inflazione.

Francoforte vuole evitare che famiglie, imprese e mercati inizino a considerare normale una crescita dei prezzi stabilmente superiore al target del 2%.

Una riunione dominata dalla prudenza

La riunione dell’11 giugno sarà probabilmente guidata da un approccio prudente.

La Bce dovrà bilanciare due rischi opposti: agire troppo presto e pesare sulla crescita, oppure agire troppo tardi e lasciare che l’inflazione diventi più difficile da controllare.

Il costo dell’attesa

Il governatore della banca centrale bulgara, Dimitar Radev, ha sintetizzato bene il dilemma.

Secondo Radev, il costo di agire troppo tardi può superare quello di intervenire leggermente in anticipo, una frase che descrive il clima con cui la Bce si avvicina alla decisione.

Francoforte sceglie la cautela attiva

Il probabile rialzo dei tassi non rappresenterebbe una svolta aggressiva, ma un segnale di vigilanza.

Con l’inflazione tornata sopra il target, l’energia in forte aumento e la geopolitica ancora instabile, la Bce sembra pronta a muoversi con cautela, ma senza restare immobile di fronte al rischio di nuove pressioni sui prezzi.