Mps conferma il piano Mediobanca

Giulia Conti

Siena prova a tenere ferma la rotta

Mps non intende, almeno per ora, modificare il percorso avviato verso l’integrazione con Mediobanca.

Il consiglio di amministrazione della banca senese ha confermato che le attività procedono secondo quanto già comunicato, ribadendo la volontà di portare avanti la fusione tra Piazzetta Cuccia e Rocca Salimbeni.

L’offerta di Intesa cambia il quadro

Il mercato, però, non considera più l’operazione così scontata.

L’ingresso di Intesa Sanpaolo, in accordo con Unipol, attraverso un’opas da 30,6 miliardi di euro su Mps ha aperto un nuovo fronte e reso più complessa la partita.

I dubbi di Messina

A sollevare interrogativi non è soltanto l’offerta di Ca’ de Sass.

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato a Class Cnbc di non avere ancora chiaro quale sarà il futuro di Mediobanca all’interno del gruppo Mps, chiedendosi se verrà incorporata o scorporata.

Il progetto di Lovaglio

Il piano del ceo di Mps Luigi Lovaglio prevedeva una riorganizzazione articolata delle attività di Mediobanca e del Monte.

L’idea era inglobare Compass, il credito al consumo di Piazzetta Cuccia, all’interno di Mps e trasferire Widiba, la banca online senese, a Mediobanca Premier.

La nuova Mediobanca

Mediobanca Premier dovrebbe diventare la nuova Mediobanca spa.

Il suo perimetro sarebbe concentrato sulla gestione patrimoniale e sul private banking, mantenendo in portafoglio anche il 13,5% di Generali.

Scadenze già slittate

In origine, l’assemblea di Mps, insieme a quella della controllata, avrebbe dovuto essere convocata entro luglio.

La scadenza è però slittata a settembre, segnale che il percorso resta tecnicamente complesso e sensibile agli sviluppi della nuova offensiva di Intesa.

Obiettivo delisting e fusione

Il piano di Lovaglio punta comunque ad arrivare al delisting di Mediobanca e alla sua fusione entro la fine dell’anno.

L’operazione dovrebbe liberare circa 700 milioni di euro di sinergie, un elemento che ha avuto un peso importante nel ritorno in sella dell’amministratore delegato, ricandidato dalla lista Tortora.

Tempi stretti per l’assemblea

Il calendario resta serrato.

Mps dovrà convocare l’assemblea con almeno 30 giorni di anticipo, chiamando gli azionisti a deliberare anche l’aumento di capitale necessario per consegnare azioni senesi al 14% dei soci di Mediobanca ancora presenti nel capitale.

La passivity rule non dovrebbe bloccare il piano

In teoria, la passivity rule non dovrebbe impedire a Mps di procedere.

La fusione di Mediobanca non appare infatti come una mossa difensiva vietata a una società sotto offerta pubblica, salvo autorizzazione degli azionisti.

Il board deve restare compatto

Il vero nodo sarà la tenuta interna del consiglio di amministrazione.

La lista che ha ricandidato Lovaglio ha ottenuto otto posti su quindici, una maggioranza che richiede comunque attenzione e compattezza in una fase di forte pressione esterna.

Serve il voto qualificato

In assemblea sarà necessario il via libera del 66% del capitale presente.

L’esito resta plausibile, anche perché gli azionisti hanno già mostrato apprezzamento per il piano di Lovaglio, richiamandolo alla guida della banca ad aprile.

Mps sembra voler andare avanti

La nota diffusa lunedì dal cda di Siena lascia intendere che il percorso su Mediobanca proseguirà nonostante l’affondo di Intesa Sanpaolo.

Il messaggio ufficiale è quello della continuità, ma il nuovo contesto potrebbe comunque imporre una fase di riflessione.

Banco Bpm resta sul tavolo

Mps dovrà infatti valutare anche la proposta di fusione avanzata da Banco Bpm.

La banca si trova quindi davanti a più opzioni strategiche, tutte potenzialmente rilevanti per il futuro assetto del gruppo e per gli equilibri della finanza italiana.

Difesa prima dell’integrazione?

In questo scenario, non si può escludere che Mps scelga di concentrarsi temporaneamente sulla strategia difensiva.

Ciò potrebbe significare mettere in secondo piano, almeno per il momento, i piani di integrazione con Mediobanca.

Una partita sempre più complessa

La conferma della roadmap da parte di Mps non chiude la partita.

L’opas di Intesa, la proposta di Banco Bpm, i dubbi del mercato e le scadenze assembleari rendono il dossier Mediobanca uno dei passaggi più delicati nella nuova stagione di consolidamento bancario italiano.