Iran-Usa, passi avanti nei colloqui svizzeri

Giulia Conti

Sicurezza marittima e crisi libanese sul tavolo

La prevenzione di incidenti nello Stretto di Hormuz e il tentativo di fermare i combattimenti in Libano sono emersi come due assi centrali del confronto tra Iran e Stati Uniti in Svizzera. Il primo round di negoziati ad alto livello si è concluso con segnali positivi, mentre le discussioni tecniche continueranno per il resto della settimana.

Un clima negoziale giudicato costruttivo

Pakistan e Qatar, impegnati nel ruolo di mediatori, hanno descritto l’esito degli incontri come un passo avanti, parlando di “incoraggianti progressi”. In una nota congiunta, i due Paesi hanno riferito che le delegazioni iraniana e americana hanno lavorato in un'”atmosfera positiva e costruttiva”.

Una tabella di marcia entro 60 giorni

Durante i colloqui, Washington e Teheran hanno iniziato a tracciare una “roadmap” per arrivare a un accordo definito entro il limite di 60 giorni già fissato. Il percorso diplomatico prevede un lavoro articolato su più dossier, con un coordinamento politico e tecnico costante.

Araghchi segnala aperture per Teheran

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto su X che sono stati compiuti “progressi significativi per porre fine alla guerra in Libano”. Lo stesso Araghchi ha indicato anche alcune concessioni ottenute dall’Iran, tra cui deroghe alle restrizioni sulle esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici, la revoca di blocchi, lo sblocco di alcuni beni congelati e l’avvio di un “importante piano di ricostruzione e sviluppo”.

Le minacce di Trump non fermano il dialogo

Il negoziato era stato preceduto da forti tensioni politiche, aggravate dalle minacce di Donald Trump di distruggere l’Iran. Nonostante questo clima, il tavolo svizzero non si è interrotto e, secondo Pakistan e Qatar, ha prodotto risultati concreti sul piano diplomatico e operativo.

Nasce un comitato di supervisione politica

Iran e Stati Uniti hanno concordato la creazione di un comitato di alto livello incaricato di seguire la supervisione politica della mediazione. I capi negoziatori riferiranno regolarmente a questo organismo e guideranno i gruppi di lavoro dedicati a nucleare, sanzioni, monitoraggio e risoluzione delle controversie.

Un canale diretto per lo Stretto di Hormuz

Tra le decisioni più rilevanti figura l’istituzione di una linea di comunicazione pensata per prevenire incidenti e malintesi nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo è garantire il transito sicuro delle navi commerciali in una delle aree più delicate per il traffico energetico globale.

Una unità per contenere il conflitto in Libano

Le parti hanno concordato anche la creazione di una unità di coordinamento per la prevenzione degli incidenti, collegata alla necessità di fermare le operazioni militari in Libano. La cellula includerà Teheran, Washington e il Libano, con il coinvolgimento dei mediatori Pakistan e Qatar.

Un negoziato ancora aperto

Il confronto in Svizzera apre una fase delicata, nella quale i progressi diplomatici dovranno essere trasformati in impegni verificabili. Sicurezza nello Stretto di Hormuz, guerra in Libano, nucleare, sanzioni, beni congelati e meccanismi di controllo restano i principali capitoli di una trattativa che punta a produrre un accordo entro 60 giorni.

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