Milano limita le perdite con petrolio in rally

Giulia Conti

Piazza Affari chiude in calo

La Borsa di Milano ha terminato la seduta in deciso ribasso, ma con perdite più contenute rispetto ad altri listini europei. A pesare sui mercati è stato il nuovo aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump sulla rottura della tregua con Teheran.

Ftse Mib sotto pressione

Il Ftse Mib, principale indice di Piazza Affari, ha chiuso in flessione dell’1,22% a 51.817 punti. Gli scambi sono stati intensi, con un controvalore superiore a 4,3 miliardi di euro, segnale di una seduta caratterizzata da vendite diffuse e riposizionamenti nei portafogli.

Milano regge meglio del resto d’Europa

Nonostante il clima negativo, il listino milanese ha evitato ribassi più pesanti registrati da altre piazze europee. L’incertezza geopolitica ha spinto gli investitori verso una maggiore prudenza, penalizzando soprattutto i settori più esposti al ciclo economico e al rischio di mercato.

Spread Btp-Bund in aumento

La tensione si è riflessa anche sul mercato obbligazionario. Lo spread tra Btp e Bund decennali è salito a 81,6 punti base. Il rendimento annuo del Btp a 10 anni è aumentato di 13,4 punti base al 3,9%, mentre quello del Bund tedesco è salito di 9,8 punti base al 3,09%.

Stellantis affonda dopo il richiamo Chrysler

Tra i peggiori titoli del Ftse Mib si è distinto Stellantis, che ha perso il 5,78%. Sul gruppo automobilistico ha pesato il richiamo di quasi 12mila veicoli Chrysler negli Stati Uniti, una notizia che ha alimentato le vendite sul titolo e sul comparto auto.

Vendite su industriali, lusso e tecnologia

La debolezza ha colpito anche Fincantieri, in calo del 3,88%, e Brunello Cucinelli, che ha ceduto il 3,83%. Ferrari ha perso il 3,46%, Amplifon il 2,96% e Avio il 2,54%. StMicroelectronics ha invece chiuso in lieve rialzo dello 0,19%, provando a recuperare dopo il forte calo della seduta precedente legato alle notizie su Samsung.

Energia in controtendenza

I titoli del comparto energetico hanno rappresentato una delle poche aree positive della giornata. Il rialzo delle materie prime ha favorito Eni, salita del 3,66%, Saipem, in progresso del 3,18%, e Tenaris, che ha guadagnato il 2,6%.

Petrolio e gas spingono il settore oil and gas

Il WTI, riferimento del petrolio statunitense, ha superato i 75 dollari al barile, mentre il Brent ha oltrepassato quota 80 dollari. In forte rialzo anche il gas naturale, con prezzi sopra i 49 euro per megawattora. Questo scenario ha sostenuto le società legate all’energia e alle infrastrutture petrolifere.

Difensivi in tenuta

In una seduta dominata dall’avversione al rischio, alcuni titoli difensivi hanno mostrato maggiore resistenza. Tim è salita dello 0,83%, Snam ha guadagnato lo 0,74%, Recordati è avanzata dello 0,39% e A2A ha chiuso con un progresso dello 0,34%.

Banche deboli con Unicredit sotto pressione

Il settore bancario ha registrato una giornata difficile. Unicredit ha perso il 2,86%, penalizzata dalle notizie sulla salita del gruppo, tramite Ops, a quasi il 47,6% del capitale di Commerzbank. Il movimento ha aumentato l’attenzione degli investitori sulle implicazioni dell’operazione.

Credito in rosso su tutta la linea

Le vendite hanno coinvolto anche le altre principali banche italiane. Intesa Sanpaolo ha ceduto il 2,33%, Banco BPM l’1,86%, Mediobanca l’1,39%, Monte dei Paschi di Siena l’1,38% e Bper Banca lo 0,94%. Il rialzo dei rendimenti e il clima geopolitico hanno pesato sull’intero comparto finanziario.

Mercati guidati da rischio geopolitico ed energia

La seduta ha confermato il peso delle tensioni internazionali sulle decisioni degli investitori. Da un lato, il rischio legato al confronto tra Stati Uniti e Iran ha indebolito l’azionario e spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari. Dall’altro, il rally di petrolio e gas ha offerto sostegno ai titoli energetici, permettendo a Piazza Affari di contenere parte delle perdite.