Blume punta a una Volkswagen più snella
Volkswagen potrebbe affrontare una nuova ristrutturazione, ancora più incisiva di quella concordata alla fine del 2024. L’amministratore delegato Oliver Blume vuole ridurre le dimensioni del gruppo per difendere la redditività e giovedì 9 luglio ha portato il progetto davanti al consiglio di vigilanza, dove il confronto con i sindacati è stato subito molto duro.
Consiglio senza decisioni sui nodi principali
La riunione è iniziata nel pomeriggio con un ritardo di circa un’ora e mezza rispetto al programma ed è proseguita fino a tarda sera. Non sono state prese decisioni su diversi punti chiave e il dossier tornerà nelle prossime riunioni. Il clima resta teso, soprattutto per l’impatto che il piano potrebbe avere sugli stabilimenti tedeschi e sull’occupazione.
La risposta dei sindacati
Ig Metall ha organizzato manifestazioni in tutti gli stabilimenti tedeschi del gruppo. Daniela Cavallo, presidente del comitato aziendale, ha definito le ipotesi sul tavolo «minacce irresponsabili» e ha avvertito che saranno «contrastate con tutte le forze».
Quattro stabilimenti tedeschi a rischio
Il piano attribuito al gruppo prevede un forte snellimento della struttura produttiva e il dimezzamento della gamma di modelli. Tra il 2031 e il 2034 potrebbero essere chiusi quattro stabilimenti in Germania. La produzione a Zwickau, impianto che alla fine del 2024 era stato destinato alla riconversione, ed Emden cesserebbe dal 2031. Hannover seguirebbe nel 2032, mentre lo stabilimento Audi di Neckarsulm sarebbe coinvolto nel 2034.
Coinvolti circa 40mila dipendenti
Le ipotesi sugli stabilimenti tedeschi riguardano circa 40mila lavoratori. Alcuni modelli potrebbero inoltre essere spostati verso impianti dell’Europa orientale, come Bratislava in Slovacchia e Gyor in Ungheria, dove i costi produttivi sono più bassi.
Tagli al lavoro fino al 2030
Nel complesso, si parla di 50mila posti di lavoro da eliminare entro il 2030, che si aggiungerebbero ai 50mila tagli già annunciati in passato a livello globale. Volkswagen, il più grande costruttore automobilistico d’Europa, conta circa 625mila dipendenti nel mondo, di cui quasi 258mila in Germania.
Bassa Sassonia contraria alle scorciatoie
Anche il Governo della Bassa Sassonia ha espresso contrarietà a soluzioni “facili”. Il Land detiene l’11,8% del capitale e il 20% dei diritti di voto di Volkswagen e, insieme ai sindacati, dispone di un potere di veto rilevante sulle scelte strategiche del gruppo.
Pressione della famiglia Porsche-Piëch
La famiglia Porsche-Piëch, che controlla Volkswagen attraverso la holding Porsche Automobil, spinge per una ristrutturazione profonda. Blume vorrebbe anche una riorganizzazione societaria che potrebbe ridurre l’influenza della Bassa Sassonia sulle future decisioni industriali.
Il rischio di conflitto sociale
Davanti allo stabilimento di Wolfsburg, Thorsten Gröger, negoziatore di Ig Metall, ha avvertito: «Chi attacca i lavoratori e la gestione condivisa corre il rischio di scatenare un grande conflitto sociale».
Un problema politico per il Governo Merz
La crisi Volkswagen rappresenta un nuovo problema per il Governo guidato da Friedrich Merz, come lo era stata per l’esecutivo precedente di Olaf Scholz. Il cancelliere è già in difficoltà nei sondaggi, così come i partiti della coalizione Cdu-Csu e Spd. A crescere, invece, è l’estrema destra di Alternative für Deutschland, che intercetta paure e frustrazione anche tra i lavoratori.
Utilizzo degli impianti in calo
I dati di Mobility Global indicano che gli stabilimenti Volkswagen in Germania lavorano all’81% della loro capacità, ma il livello potrebbe scendere al 73% entro la fine del decennio. Nel 2026, Zwickau risulta il migliore tra i quattro impianti a rischio, con un utilizzo dell’88%, ma la percentuale è prevista in calo al 42% entro il 2030.
Obiettivo margine operativo al 9%
La strategia di Blume punta a portare il margine operativo del gruppo al 9% entro il 2030, più che triplicando il livello attuale. L’obiettivo sarebbe raggiunto mantenendo una produzione di nove milioni di auto entro la fine del decennio.
Investimenti ridotti tra 2027 e 2031
Volkswagen prevede anche un taglio degli investimenti. Nel periodo 2027-2031, il gruppo vorrebbe ridurre la spesa da 180 a 135 miliardi di euro. Nei suoi anni migliori, la casa tedesca contava circa 670mila dipendenti e vendeva quasi undici milioni di veicoli all’anno.
Ipotesi difesa per alcuni siti
Per i quattro stabilimenti tedeschi sarebbero allo studio diverse soluzioni, inclusa la possibile vendita ad aziende del settore della difesa. Un’ipotesi simile riguarda già il sito di Osnabrück, in Bassa Sassonia, coinvolto nella ristrutturazione pianificata alla fine del 2024.
Il caso Osnabrück e Rafael
A Osnabrück la produzione automobilistica dovrebbe terminare nel 2027. L’impianto potrebbe essere acquisito dall’azienda israeliana Rafael Advanced Defence Systems per produrre mezzi destinati al sistema antimissile Iron Dome. Un accordo definitivo, però, non è ancora vicino.
La ristrutturazione del 2024
Nel piano varato quasi due anni fa, la sola Volkswagen AG tedesca, che comprende il marchio principale, la divisione componenti e i veicoli commerciali, aveva previsto il taglio “socialmente sostenibile” di 35mila posti entro il 2030. Quel progetto non prevedeva chiusure di stabilimenti, ma includeva la cessione di Osnabrück, la riconversione di Zwickau e nessun licenziamento.
Un nuovo passaggio decisivo per il gruppo
A livello globale, la precedente ristrutturazione prevedeva 50mila uscite, di cui 37mila sono già state concordate. Il nuovo piano di Blume riapre ora il confronto sul futuro industriale di Volkswagen in Germania, sul ruolo della cogestione e sulla capacità del gruppo di recuperare redditività senza compromettere il suo equilibrio sociale.
