Dopo Commerzbank torna il focus domestico
Unicredit avrebbe riaperto il capitolo italiano dopo il successo dell’offerta su Commerzbank, che riguarda il 60% della banca di Francoforte e resta in attesa delle autorizzazioni previste in autunno. Le indiscrezioni circolate a Milano indicano che l’amministratore delegato Andrea Orcel starebbe valutando nuove opzioni sul mercato domestico.
Board e semestrale sullo sfondo
Il tema potrebbe entrare già nella riunione del consiglio di amministrazione prevista in giornata, anche in vista dell’approvazione della semestrale fissata per il 22 luglio. La banca si trova in una fase di forte attività strategica, dopo aver portato avanti più operazioni rilevanti sul fronte europeo e italiano.
Capitale impegnato, ma posizione solida
La scalata a Commerzbank, l’operazione Alpha Bank e l’acquisto del 9% di Generali hanno assorbito risorse importanti. Tuttavia, Unicredit resta tra gli istituti più redditizi d’Europa, con un titolo salito di quasi il 30% da fine aprile e una capitalizzazione vicina a 124 miliardi di euro.
Valutazione elevata e margini di manovra
La capitalizzazione del gruppo supera 1,8 volte il patrimonio netto, un livello che secondo il mercato lascerebbe ancora spazio per nuove mosse. Questo rafforza l’idea che Unicredit possa continuare a valutare dossier strategici anche dopo l’impegno richiesto dall’operazione tedesca.
Banco Bpm resta il dossier più osservato
Tra le ipotesi più rilevanti torna il nome di Banco Bpm. L’istituto di Piazza Meda resta al centro dell’attenzione dopo che Crédit Agricole ha rafforzato la propria partecipazione fino al 29%, consolidando il ruolo di primo socio e partner industriale.
Uno scenario diverso rispetto a un anno fa
Il contesto appare cambiato rispetto al passato. Un anno fa, un eventuale tentativo di Unicredit su Banco Bpm era stato considerato problematico perché avrebbe interferito con il progetto di terzo polo tra Bpm e Mps. Oggi quello scenario non ha più lo stesso peso, anche perché Mps è ormai indicata come destinazione dell’Opas di Intesa Sanpaolo.
Una mossa per evitare il controllo estero
In questa nuova cornice, un’operazione di Orcel su Banco Bpm potrebbe essere interpretata anche come una soluzione nazionale. L’eventuale integrazione eviterebbe infatti che l’istituto finisca sotto controllo estero, un elemento che potrebbe avere rilevanza nel confronto con autorità, investitori e stakeholder italiani.
Il nodo Crédit Agricole
Il principale ostacolo resta Crédit Agricole. La banca francese, forte del 29% di Banco Bpm e dei legami industriali già esistenti, avrebbe un ruolo determinante in qualsiasi scenario. Per questo, il mercato ragiona su possibili compensazioni in grado di convincere il gruppo francese a ridurre le proprie resistenze.
Le possibili compensazioni
Tra le ipotesi discusse ci sarebbe il ritiro di Unicredit dalla corsa per BdM Banca, l’ex Popolare di Bari in fase di privatizzazione. Un altro elemento potrebbe essere la cessione a Crédit Agricole di una parte della rete di sportelli in eccesso che nascerebbe da una possibile fusione tra Unicredit e Banco Bpm.
Agos, Amundi e risparmio gestito
Il pacchetto potrebbe includere anche la conferma della partnership con Agos Ducato nel credito al consumo. Più complessa sarebbe invece un’eventuale collaborazione con Amundi nel risparmio gestito, un ambito delicato per Unicredit, considerando il peso crescente del wealth management nella strategia del gruppo.
Offerta carta contro carta come opzione
Un’altra ipotesi riguarda una possibile offerta carta contro carta. In questo schema, Crédit Agricole potrebbe scambiare il proprio 29% di Banco Bpm con azioni Unicredit, ottenendo titoli di qualità e realizzando una plusvalenza significativa.
Un pacchetto per sbloccare il dossier
La combinazione tra sportelli, partnership industriali, asset selezionati e azioni Unicredit potrebbe formare un pacchetto abbastanza ampio da superare le resistenze francesi. Per Orcel, il ritorno sui dossier italiani rappresenterebbe una nuova fase di consolidamento dopo la partita Commerzbank.
