Oro in recupero, ma settimana negativa per il metallo

Giulia Conti

Rimbalzo dopo il forte calo precedente

Le quotazioni dell’oro hanno registrato un leggero recupero nella giornata di venerdì, sostenute dagli acquisti degli investitori dopo il pesante ribasso della seduta precedente. Tuttavia, nonostante il tentativo di ripresa, il metallo prezioso si prepara a chiudere la settimana con la performance peggiore dall’inizio di giugno.

Il ritorno delle tensioni tra Stati Uniti e Iran continua infatti a influenzare i mercati, alimentando i timori su una possibile nuova accelerazione dell’inflazione attraverso l’aumento dei prezzi energetici.

Quotazioni di oro, argento e platino

Alle 03:12 ET (07:12 GMT), l’oro spot (XAU/USD) avanzava dello 0,47%, raggiungendo quota 3.995,35 dollari l’oncia. I future sull’oro salivano invece dello 0,18% a 3.999,22 dollari.

Movimento opposto per gli altri metalli preziosi: l’argento (XAG/USD) perdeva lo 0,18% a 55,43 dollari l’oncia, mentre il platino (XPT/USD) arretrava del 2% a 1.589,57 dollari.

Il metallo resta sotto pressione

Nonostante il recupero di venerdì, l’oro registra ancora una perdita settimanale vicina al 3%. Gli investitori hanno continuato a privilegiare il dollaro statunitense e gli strumenti finanziari capaci di offrire rendimento, riducendo l’interesse verso un asset privo di cedola come l’oro.

La fase di vendita si è intensificata dopo i nuovi attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani, arrivati dopo il danneggiamento di una petroliera vicino a un importante terminal di esportazione dell’Iran. L’escalation del conflitto ha contribuito a mantenere elevati i prezzi del petrolio e ha riacceso le preoccupazioni per una possibile ripresa dell’inflazione.

Petrolio e tassi frenano l’oro

L’aumento dei prezzi energetici rappresenta una nuova sfida per la Federal Reserve, poiché potrebbe rendere più difficile riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%. Un periodo più lungo di tassi elevati potrebbe sostenere il dollaro e i rendimenti obbligazionari, creando ulteriore pressione sugli investimenti non remunerativi come l’oro.

Nonostante gli ultimi dati statunitensi abbiano mostrato un rallentamento dell’inflazione al consumo e alla produzione, gli operatori temono che il recente rialzo del petrolio possa rallentare il processo di discesa dei prezzi.

La Fed mantiene una posizione prudente

I rappresentanti della Federal Reserve continuano a sottolineare che i rischi legati all’inflazione non sono ancora completamente superati, anche alla luce dei segnali di moderazione arrivati dai dati economici più recenti.

Tony Sycamore, Senior Market Analyst di IG, ha spiegato che la mancanza di una reazione positiva più forte dell’oro dopo i dati CPI e PPI statunitensi inferiori alle attese rappresenta un elemento poco favorevole per le prospettive di breve periodo del metallo.

Livelli tecnici da monitorare

Secondo Sycamore, il recente ribasso sta mettendo alla prova l’ipotesi che l’oro abbia trovato un punto di stabilizzazione vicino al minimo di fine giugno, fissato a 3.942 dollari l’oncia.

Una rottura decisa al ribasso di questo livello potrebbe aprire spazio verso il minimo registrato nell’ottobre 2025, intorno a 3.886 dollari. Al contrario, un ritorno sopra la resistenza collocata a circa 4.140 dollari potrebbe migliorare il quadro tecnico del metallo.

Il dollaro resta un ostacolo per l’oro

Secondo l’analista di IG, l’oro si trova in una fase delicata, condizionato dalla forza del dollaro americano e dai flussi degli investitori verso asset considerati più sicuri nei momenti di maggiore incertezza.

Nelle ultime settimane il prezzo dell’oro ha continuato a muoversi intorno alla soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, mentre diversi esponenti della Federal Reserve, tra cui Kevin Warsh, Christopher Waller e John Williams, hanno ribadito che l’inflazione resta ancora troppo elevata per giustificare un rapido allentamento della politica monetaria.

Attesa per le prossime mosse della Federal Reserve

La banca centrale statunitense continua a evidenziare che saranno necessarie prove solide di un rallentamento duraturo delle pressioni sui prezzi prima di valutare eventuali tagli dei tassi di interesse.

Per il mercato dell’oro, il futuro andamento dipenderà quindi dall’equilibrio tra inflazione, politica monetaria della Fed, forza del dollaro e sviluppo delle tensioni geopolitiche internazionali.