Un ritardo che diventa strategico
L’Europa continua a produrre ricerca di alto livello, ma non riesce più a trasformarla in leadership industriale. Nel campo dell’intelligenza artificiale, il continente viene ancora rispettato per la qualità delle università e delle competenze scientifiche, ma sempre meno considerato un vero concorrente sui mercati globali.
A sostenerlo è Vincenzo Vespri, matematico dell’Università di Firenze, intervistato durante una visita all’Università della scienza, della tecnologia e del disegno di Singapore. Secondo Vespri, l’Italia ha compiuto alcuni passi importanti, mentre la principale debolezza rimane europea.
Italia avanti sulla formazione
Il governo italiano ha accelerato nell’attuazione dell’AI Act europeo, concentrandosi su privacy, formazione e coinvolgimento dei giovani.
Per Vespri, la direzione è corretta perché conoscenza, competenze e intelligenza artificiale diventeranno infrastrutture strategiche almeno quanto l’energia. Disporre della tecnologia non basta: servono persone capaci di comprenderla, svilupparla e amministrarla.
L’Italia ha già iniziato a muoversi nel sistema scolastico, anche attraverso la revisione delle Indicazioni nazionali affidata alla commissione istituita dal ministro Giuseppe Valditara.
Il vero problema è europeo
Il principale ostacolo non riguarda però l’Italia, ma il ritardo accumulato dall’intero continente.
L’Europa sconta un eccesso di regolamentazione, investimenti insufficienti, costi energetici elevati e infrastrutture di calcolo ancora inadeguate. Secondo Vespri, il Green Deal ha assorbito una parte rilevante dell’attenzione politica senza risolvere il problema della disponibilità di energia competitiva.
Modelli potenti, consumi enormi
I sistemi di intelligenza artificiale più avanzati richiedono grandi quantità di energia e un’enorme capacità computazionale.
Molte aziende europee sono quindi costrette ad affidarsi a data center statunitensi o cinesi per svolgere attività complesse. La questione non è soltanto economica, ma riguarda direttamente la sovranità tecnologica e l’autonomia strategica del continente.
La ricerca europea crea valore altrove
L’Europa dispone di matematici, informatici e ingegneri di eccellente livello, ma fatica a trasformare le competenze scientifiche in imprese capaci di crescere su scala globale.
La frammentazione del mercato digitale spinge spesso ricercatori e imprenditori a sviluppare le proprie idee negli Stati Uniti o in Asia, dove trovano più capitali, infrastrutture migliori e opportunità di espansione più ampie.
Il risultato è che l’Europa continua a produrre conoscenza, mentre una parte consistente del valore economico generato da quella conoscenza viene raccolta in altri paesi.
I limiti dell’AI Act
L’AI Act risponde a esigenze reali. Trasparenza, protezione dei dati e tutela dei cittadini sono principi necessari davanti a tecnologie che pongono problemi etici e sociali sempre più complessi.
Il rischio, tuttavia, è che l’Europa concentri i propri sforzi sulle regole senza avere prima costruito un’industria digitale sufficientemente solida.
Procedere con maggiore prudenza e certezza normativa è una scelta legittima, ma può trasformarsi in uno svantaggio quando il settore cambia a una velocità straordinaria.
Il precedente dell’automotive
Se alla pressione normativa si sommano costi energetici elevati, mercato frammentato e infrastrutture insufficienti, il divario con Stati Uniti e Cina rischia di aumentare ulteriormente.
Secondo Vespri, l’Europa potrebbe ripetere gli errori già commessi nel settore automobilistico, dove ritardi industriali e scelte strategiche incomplete hanno indebolito la competitività dei produttori continentali.
Investimenti, calcolo ed energia
Per recuperare terreno servono più investimenti privati, maggiore potenza di calcolo e una politica industriale coordinata a livello europeo.
È inoltre necessario affrontare la fuga dei talenti. Molti giovani ricercatori europei scelgono gli Stati Uniti, i paesi del Golfo o altre economie capaci di offrire migliori prospettive professionali e imprenditoriali.
Il nodo energetico è altrettanto decisivo. L’intelligenza artificiale consuma enormi quantità di elettricità e i paesi che dispongono di energia abbondante e meno costosa partono con un vantaggio competitivo difficile da colmare.
Una grande infrastruttura europea
Vespri propone la creazione di una struttura comune dedicata all’intelligenza artificiale e al calcolo avanzato, costruita sul modello del CERN per la fisica.
Un progetto di questo tipo dovrebbe coordinare investimenti, ricerca e capacità computazionale, evitando che i singoli paesi procedano con iniziative isolate e risorse frammentate.
La questione riguarda non soltanto l’economia, ma anche la sicurezza, la difesa e il ruolo internazionale dell’Europa.
IA e autonomia strategica
Intelligenza artificiale, quantum computing e analisi avanzata dei dati stanno diventando strumenti fondamentali per la competitività e la sicurezza nazionale.
Senza una strategia condivisa, l’Europa rischia di dipendere da tecnologie progettate, finanziate e controllate da potenze straniere.
La lezione di Singapore
A Singapore, racconta Vespri, l’intelligenza artificiale è già integrata nei servizi pubblici, nei trasporti, nella gestione aeroportuale e nel sistema educativo.
Il paese mostra una forte volontà di investire sul futuro e di sperimentare rapidamente nuove soluzioni. La differenza rispetto all’Europa non riguarda soltanto le risorse, ma anche la velocità con cui ricerca, istituzioni e imprese riescono a collaborare.
L’Europa non è più al centro della competizione
Secondo i ricercatori e gli operatori incontrati a Singapore, l’Europa conserva prestigio accademico, ma non viene più percepita come uno dei protagonisti principali della competizione tecnologica mondiale.
L’attenzione internazionale è rivolta soprattutto a Stati Uniti e Cina e, in misura crescente, ai paesi del Golfo, che stanno investendo grandi capitali in energia, data center e tecnologie emergenti.
Non basta regolamentare
La sfida europea non consiste quindi soltanto nello stabilire come debba essere utilizzata l’intelligenza artificiale.
Occorre creare le condizioni per svilupparla: formazione, investimenti, energia competitiva, grandi infrastrutture di calcolo e un vero mercato unico digitale.
Senza una strategia comune, l’Europa rischia di diventare un semplice utilizzatore di tecnologie concepite e governate altrove, perdendo progressivamente autonomia economica e peso geopolitico.
