Bce, Lagarde frena l’ipotesi di nuovi rialzi

Giulia Conti

Francoforte confida nel ritorno al 2%

La Banca centrale europea non considera necessaria, per il momento, un’ulteriore stretta monetaria. Nonostante l’inflazione abbia raggiunto il 3,2% a maggio, rispetto al 3% di aprile, l’istituto prevede che la crescita dei prezzi tornerà verso l’obiettivo del 2% nel medio periodo.

Questo orientamento arriva dopo l’aumento dei tassi di un quarto di punto deciso l’11 giugno in risposta alle pressioni generate dallo shock energetico.

Aspettative stabili e nessuna spirale salariale

Durante un’audizione al Parlamento europeo, la presidente Christine Lagarde ha spiegato che famiglie, imprese e investitori continuano a credere nella stabilizzazione dell’inflazione. “Non vediamo segnali di un disancoraggio delle aspettative di inflazione”, ha dichiarato.

La Bce non rileva neppure una spirale tra salari e prezzi. Secondo Lagarde, non sono emersi “effetti di secondo impatto” tali da rendere necessarie nuove misure restrittive. Per questo, ha aggiunto, “non servirà una risposta più incisiva della politica monetaria”.

Lo shock energetico rallenta l’Eurozona

La guerra in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno fatto aumentare i costi dell’energia, indebolendo contemporaneamente l’attività economica dell’area euro. Anche l’accordo di pace, pur essendo “il benvenuto”, non elimina l’incertezza: la situazione rimane “fragile” e i rischi per i prezzi restano orientati al rialzo.

“L’impatto finale della guerra dipenderà dall’intensità e dalla durata dello shock energetico e dalla sua trasmissione all’economia”, ha avvertito Lagarde.

Manifattura sostenuta da scorte e difesa

Mentre i servizi mostrano segnali di rallentamento, l’industria manifatturiera continua a resistere. A sostenerla contribuiscono l’accumulo delle scorte e l’incremento degli investimenti nel settore della difesa.

Le nuove proiezioni dell’Eurosistema indicano una crescita dell’Eurozona pari allo 0,8% nel 2026, all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. La maggior parte degli indicatori sulle aspettative inflazionistiche di lungo periodo rimane intorno al 2%, rafforzando la previsione di una prossima stabilizzazione.

Panetta chiede una maggiore integrazione

Nel dibattito è intervenuto anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Secondo il governatore, l’Europa si trova ancora una volta “di fronte a un crocevia”, in un contesto dominato da “guerra, rivalità geopolitiche e frammentazione economica”.

Panetta ha chiesto “la determinazione politica necessaria per completare l’assetto istituzionale dell’euro”. Per sostenere la crescita europea servono iniziative condivise nei settori delle comunicazioni, dell’istruzione, della tecnologia e della difesa.

Regole comuni per finanziare il futuro

Il governatore ha inoltre sollecitato il superamento dei singoli “mercati nazionali”, attraverso norme armonizzate e strumenti finanziari comuni destinati all’innovazione, alla transizione verde e alla sicurezza.

Richiamando Jean Monnet e la sua affermazione secondo cui “l’Europa si costruirà nelle crisi”, Panetta ha osservato che “un progresso lento e guidato dalle crisi non è più sufficiente”. “Dobbiamo plasmare il nostro futuro prima che siano le crisi a imporci la loro direzione”, ha aggiunto.

Per Panetta, l’euro “non è semplicemente una moneta”, ma rappresenta “un simbolo di unità, sovranità, prosperità economica e capacità di difendere i valori politici della libertà e dell’apertura”. Citando il premio Nobel Robert Mundell, ha infine affermato: “È tempo che gli europei si sveglino”.