Prezzi in rallentamento a giugno
L’inflazione dell’Eurozona ha frenato più del previsto a giugno, sostenuta soprattutto dal calo dei prezzi dell’energia dopo l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente.
Il tasso annuo si è attestato al 2,8%, in netta discesa rispetto al 3,2% registrato a maggio e sotto il 3% previsto dagli analisti.
Segnali migliori anche dai dati di fondo
Anche l’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari, ha sorpreso al ribasso.
Un segnale particolarmente osservato è arrivato dai servizi, dove la crescita dei prezzi è scesa al 3,2%.
Il dato suggerisce che le pressioni inflazionistiche più persistenti potrebbero iniziare a raffreddarsi, dopo mesi di tensioni legate al costo dell’energia.
Francia vicina all’obiettivo BCE
Tra le principali economie dell’area euro, i dati sono risultati in generale più deboli delle attese.
La Francia si è riportata quasi in linea con l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, rafforzando l’idea di un rallentamento più ampio dei prezzi nell’area valutaria.
La BCE resta cauta
Il miglioramento arriva in una fase delicata per la Banca Centrale Europea, che sta valutando se il recente rialzo dei tassi sia sufficiente a contenere le pressioni generate dal rincaro dell’energia dopo il conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante il dato favorevole, i vertici dell’istituto continuano a mantenere una linea prudente.
Il capo economista Philip Lane ha avvertito che gli effetti dei precedenti aumenti dell’energia potrebbero non essersi ancora trasferiti completamente su alimentari e servizi.
Medio Oriente ancora fattore di rischio
Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, ha ribadito che l’instabilità geopolitica in Medio Oriente resta un elemento di forte incertezza.
Per questo, la BCE evita di dare indicazioni nette sulle prossime decisioni di politica monetaria.
Il calo dell’inflazione rappresenta una buona notizia, ma non elimina il rischio che nuove tensioni energetiche possano riaccendere le pressioni sui prezzi.
Mercati più ottimisti ma non euforici
La reazione dei mercati è stata improntata a un cauto ottimismo.
Gli operatori continuano a prezzare un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, ma hanno ridotto le aspettative di una stretta più aggressiva grazie alla flessione del petrolio.
Il dato di giugno rafforza l’ipotesi che il picco dell’inflazione possa essere ormai alle spalle.
Luglio verso una pausa
In vista della riunione di luglio, lo scenario più probabile appare quello di un atteggiamento attendista.
La BCE potrebbe lasciare i tassi invariati per valutare l’evoluzione dell’inflazione nei prossimi mesi, senza però escludere interventi successivi.
Nagel ha indicato la volontà di mantenere aperte tutte le opzioni sia per luglio sia per settembre, lasciando spazio a un eventuale nuovo rialzo se i prezzi dovessero tornare ad accelerare.
Implicazioni per famiglie, imprese e investitori
Per famiglie e imprese, il rallentamento dell’inflazione offre un primo sollievo dopo mesi di rincari legati all’energia.
Per i mercati finanziari, il dato è favorevole alle obbligazioni governative europee e ai titoli azionari più sensibili all’andamento dei tassi.
La direzione dei prezzi appare più incoraggiante, ma la BCE sembra intenzionata a non abbassare la guardia finché i rischi geopolitici e gli effetti ritardati dell’energia resteranno aperti.
