OpenAI valuta una quota del 5% al governo USA

Giulia Conti

La proposta di Altman a Washington

Sam Altman avrebbe proposto di assegnare al governo degli Stati Uniti una partecipazione del 5% in OpenAI, con l’obiettivo dichiarato di far arrivare anche ai cittadini una parte della ricchezza che l’intelligenza artificiale potrebbe generare nei prossimi anni.

Il progetto, rivelato dal Financial Times, avrebbe anche una chiara funzione politica: rafforzare il rapporto tra la società che ha creato ChatGPT e l’amministrazione Trump, sempre più attenta al controllo delle tecnologie considerate strategiche.

Un’offerta legata anche alla sicurezza nazionale

Secondo la ricostruzione, Altman avrebbe presentato l’idea alla Casa Bianca, al segretario al Commercio Howard Lutnick e al segretario al Tesoro Scott Bessent.

Il tema non riguarda soltanto la distribuzione dei benefici economici dell’AI. Per Washington, le tecnologie di frontiera sono ormai centrali nella competizione con la Cina e nelle possibili applicazioni in difesa, intelligence e cybersicurezza.

Coinvolti anche gli altri gruppi dell’AI

La proposta non si limiterebbe a OpenAI.

L’ipotesi discussa prevede che anche altri grandi gruppi statunitensi dell’intelligenza artificiale trasferiscano al governo quote analoghe del proprio capitale.

Tra i nomi citati figurano Anthropic, Google e Meta, anche se non è chiaro se queste società siano favorevoli a un simile schema.

Il precedente del Public Wealth Fund

L’idea si collega a riflessioni che OpenAI porta avanti da tempo.

Ad aprile, nella propria agenda per una politica industriale nell’era dell’intelligenza artificiale, la società aveva proposto la creazione di un Public Wealth Fund.

Il fondo avrebbe lo scopo di dare a ogni cittadino, compresi coloro che non investono sui mercati finanziari, una partecipazione alla crescita economica prodotta dall’AI.

Una distribuzione più ampia dei benefici

Nel documento, OpenAI indicava la possibilità di distribuire i rendimenti in modo diffuso, così da permettere a più persone di beneficiare della crescita legata all’intelligenza artificiale.

Il principio sarebbe quello di ridurre la dipendenza dalla ricchezza iniziale o dall’accesso ai mercati dei capitali.

A maggio, anche la OpenAI Foundation, il ramo non profit del gruppo, aveva ribadito che una società sempre più guidata dall’AI potrebbe richiedere nuovi strumenti per garantire una partecipazione duratura ai sistemi che producono valore.

Il modello dell’Alaska

Tra i riferimenti citati da Altman c’è l’Alaska Permanent Fund, creato negli anni Settanta.

Quel fondo investe i proventi delle royalties petrolifere e distribuisce ogni anno un dividendo ai residenti dello Stato.

Nel ragionamento di OpenAI, l’intelligenza artificiale assumerebbe un ruolo simile a quello del petrolio nel secolo scorso: una fonte di ricchezza strategica da cui la collettività dovrebbe trarre beneficio.

Interesse anche tra i democratici

La proposta può risultare utile all’amministrazione Trump, ma ha attirato attenzione anche nell’area democratica.

Secondo il Financial Times, Altman ne avrebbe discusso nelle ultime settimane anche con il senatore Bernie Sanders.

Sanders sostiene da tempo l’idea di una forma di proprietà pubblica nelle grandi società dell’intelligenza artificiale.

Il piano più ambizioso di Sanders

La proposta del senatore è più radicale rispetto a quella attribuita ad Altman.

Con l’American AI Sovereign Wealth Fund Act, Sanders punta alla creazione di un fondo sovrano capace di detenere partecipazioni fino al 50% nelle principali società dell’AI.

Il fondo sarebbe gestito da una commissione indipendente e destinerebbe ogni anno il 5% del proprio valore ai cittadini americani.

Inoltre, investirebbe in sanità, istruzione e case a prezzi accessibili.

Il rischio di concentrazione della ricchezza

Alla base delle diverse proposte c’è una diagnosi comune.

L’intelligenza artificiale potrebbe aumentare la concentrazione della ricchezza in misura molto elevata, come poche innovazioni tecnologiche hanno fatto nella storia recente.

Per questo, cresce il dibattito su come distribuire una parte dei benefici economici generati dalle società che svilupperanno i sistemi più avanzati.

Washington aumenta il controllo sui modelli

La dimensione politica della proposta è particolarmente evidente nell’attuale fase regolatoria.

Le aziende dell’AI sono sotto osservazione non solo per l’impatto sul lavoro e per l’enorme consumo energetico dei data center, ma anche per questioni di sicurezza nazionale.

L’amministrazione Trump ha assunto un approccio più interventista sul rilascio dei modelli cosiddetti di frontiera.

Il caso Anthropic

Nelle ultime settimane, Washington ha imposto ad Anthropic controlli all’esportazione che impedivano l’accesso ai modelli Mythos 5 e Fable 5 da parte di cittadini stranieri.

La decisione era motivata dal timore che i sistemi di protezione potessero essere aggirati, consentendo di individuare vulnerabilità informatiche utilizzabili per attacchi cyber.

Le restrizioni sono state revocate dopo tre settimane di negoziati e dopo l’introduzione di nuove misure di sicurezza.

OpenAI rinvia il lancio completo di GPT-5.6

Anche OpenAI ha dovuto adattarsi al nuovo orientamento della Casa Bianca.

La società ha rinviato il lancio pubblico completo del modello GPT-5.6 su richiesta del governo.

L’accesso è stato limitato a un gruppo ristretto di partner selezionati, all’interno del nuovo quadro di supervisione introdotto dall’amministrazione.

Una quota pubblica per migliorare i rapporti

Concedere al governo una partecipazione azionaria potrebbe rendere più fluido il rapporto tra OpenAI e Washington.

Un precedente richiamato è quello di Intel, in cui l’amministrazione ha acquisito lo scorso anno una quota del 9,9% per sostenere la produzione nazionale di semiconduttori.

Il settore dei chip è considerato essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e per la sicurezza nazionale.

Consenso pubblico prima della Borsa

Una partecipazione diretta dei cittadini ai futuri profitti dell’AI potrebbe anche aiutare a costruire consenso intorno a una tecnologia sempre più controversa.

Il tema arriva mentre OpenAI si prepara a una possibile quotazione in Borsa.

Un’operazione di questo tipo potrebbe arricchire enormemente gli attuali investitori, tra cui la fondazione OpenAI, fondatori, dipendenti, Microsoft, Amazon, Nvidia, SoftBank e i fondi che hanno partecipato ai vari round di finanziamento della società.