Gas, domanda mondiale in calo nel 2026

Giulia Conti

Mercato globale sotto pressione

La domanda mondiale di gas è destinata a diminuire nel 2026 per la terza volta in sette anni. Il nuovo Gas Market Report dell’Agenzia internazionale per l’energia, pubblicato martedì 7 luglio 2026, segnala un contesto ancora fragile, con prezzi in Europa e Asia nettamente superiori ai livelli del 2025.

La previsione della Iea

La Iea stima per quest’anno una flessione dello 0,5% dei consumi globali di gas. Il rallentamento sarebbe legato soprattutto al minore impiego di questa fonte fossile nell’industria e nella produzione di elettricità. I dati preliminari indicano già un calo dei consumi nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Italia, torna il nodo Psv-Ttf

In Italia si riapre il confronto sul differenziale tra il Psv, il Punto di scambio virtuale italiano, e il Ttf di Amsterdam, principale mercato europeo del gas. Nei primi giorni di luglio, il presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, ha segnalato che lo spread Ttf-Psv ha raggiunto 4 euro.

Assocarta chiede interventi rapidi

Poli ha definito questo livello “non è più sostenibile”, perché equivale a circa il 10% della bolletta pagata dalle imprese con alti consumi di gas. Assocarta chiede quindi l’attuazione “senza ritardi”, dal 1° ottobre 2026, dell’art. 10 del decreto Bollette, che introduce un servizio di liquidità regolato dall’Arera e finanziato fino a 200 milioni di euro per calmierare i prezzi all’ingrosso.

Il peso sulle imprese energivore

Secondo Poli, è essenziale “che le procedure operative siano tali da rendere la misura efficace, al fine di ridurre in modo stabile e misurabile lo spread Psv-Ttf e trasferire il beneficio alle imprese”. Il presidente di Assocarta ha ricordato inoltre che il solo settore cartario ha sostenuto nel 2025 un extra costo di 60 milioni di euro a causa del differenziale.

La proposta Arera sul decreto Bollette

Sempre sul decreto Bollette, l’Arera ha proposto una modifica dell’art. 6. L’Autorità punta a introdurre un tetto temporaneo al prezzo del gas sul modello del tetto iberico, al posto del rimborso del costo Ets ai produttori termoelettrici previsto inizialmente, misura che aveva incontrato ostacoli legati alle regole Ue sugli aiuti di Stato.

Prezzi europei oltre 46 euro al MWh

I prezzi del gas naturale in Europa sono saliti di oltre il 4%, superando quota 46 euro/MWh e recuperando le perdite della seduta precedente. Il rialzo è arrivato dopo le notizie sull’attacco a una nave metaniera del Qatar in uscita dallo Stretto di Hormuz. A sostenere le quotazioni contribuiscono anche le previsioni di una nuova ondata di caldo estremo nell’Europa nord-occidentale, con maggiore utilizzo dei sistemi di raffrescamento e aumento della domanda elettrica.

Il prezzo italiano sul mercato del giorno prima

In Italia, il prezzo indicato dal Gme sul mercato del giorno prima in negoziazione continua per il 7 luglio è pari a 47,595 euro/MWh. Il dato conferma un quadro di prezzi ancora elevati per il sistema energetico nazionale e per le imprese più esposte ai costi del gas.

Hormuz resta il punto critico

Il rapporto della Iea analizza anche l’impatto delle interruzioni delle spedizioni di gas attraverso lo Stretto di Hormuz, dove prima della chiusura legata al conflitto Usa-Iran transitava circa il 20% dell’offerta globale di gas naturale liquefatto. Stati Uniti e Iran hanno raggiunto a metà giugno un accordo provvisorio per fermare le ostilità e riaprire lo Stretto.

Flussi Gnl ancora sotto i livelli pre-crisi

Nonostante l’intesa, il traffico delle navi metaniere resta molto inferiore ai livelli precedenti al conflitto. La Iea segnala che permangono forti incertezze sulle prospettive dei flussi commerciali, mentre il calo della domanda nel Medio Oriente appare legato alla minore disponibilità di gas e ai danni subiti da industrie e infrastrutture.

Asia frenata da prezzi e carbone

Anche in Asia la domanda di gas si è indebolita. La Iea collega questo andamento all’aumento dei prezzi, alle misure per migliorare l’efficienza energetica e al passaggio verso combustibili alternativi, in particolare il carbone nel settore elettrico.

Forniture dal Qatar in forte caduta

Il calo delle forniture di Gnl da Qatar ed Emirati Arabi è stato drastico. Tra marzo e giugno, la produzione è crollata di quasi l’80% rispetto agli stessi quattro mesi del 2025. Tuttavia, sull’intero 2026 l’offerta globale dovrebbe restare sostanzialmente stabile rispetto al 2025 grazie all’aumento della produzione in altre aree, tra cui America settentrionale, Africa e Australia.

Rischio primo calo del Gnl dal 2012

Se la piena riapertura dello Stretto di Hormuz dovesse subire nuovi ritardi, il mercato potrebbe registrare il primo calo annuale delle forniture globali di Gnl dal 2012. La Iea avverte inoltre che gli effetti del conflitto in Medio Oriente sugli approvvigionamenti non si esauriranno nel 2026.

Mercati più tesi nei prossimi due anni

Prima dello scoppio della guerra alla fine di febbraio, il mercato globale del gas stava tornando verso un maggiore equilibrio grazie all’avvio di nuovi impianti di Gnl. Le interruzioni a breve termine e i danni alle infrastrutture, compreso l’impianto di liquefazione di Ras Laffan in Qatar, il più grande al mondo, rischiano però di rallentare l’espansione della capacità pianificata dal Paese. Per questo, la Iea avverte che “i mercati potrebbero rimanere più tesi del previsto nei prossimi due anni”.