Hormuz, attacco vicino a Bushehr

Giulia Conti

Colpita una struttura militare nel sud dell’Iran

Una struttura militare nei pressi di Bushehr, città meridionale che ospita l’unica centrale nucleare operativa dell’Iran, è stata colpita da un attacco. La notizia è stata riferita in serata dall’agenzia ufficiale Irna.

La versione delle autorità locali

Ehsan Jahanian, vicegovernatore della provincia, ha dichiarato: “Una struttura militare nelle vicinanze di Bushehr è stata attaccata e colpita da un proiettile lanciato dal nemico statunitense-sionista (israeliano)”.

Washington nega nuovi raid nelle ultime ore

Un funzionario della difesa statunitense ha invece affermato che le forze armate degli Stati Uniti non hanno effettuato nuovi attacchi in Iran nelle ultime ore. La posizione americana arriva mentre resta alta la tensione attorno allo Stretto di Hormuz e alle infrastrutture strategiche iraniane.

Trump sente Netanyahu

Donald Trump ha parlato con il premier israeliano Benyamin Netanyahu “per coordinare le prossime mosse su vari fronti”. Il presidente statunitense ha aggiornato Netanyahu sulla situazione in Iran, in una fase in cui Washington e Israele valutano l’evoluzione del confronto con Teheran.

Il Golfo torna al centro della crisi

Nella giornata precedente erano tornati a soffiare venti di guerra nel Golfo. Due giorni di raid incrociati tra Stati Uniti e Iran, mentre erano ancora in corso i funerali dell’ayatollah Ali Khamenei, hanno riportato la tensione ai massimi livelli nello Stretto di Hormuz.

Traffico navale quasi fermo a Hormuz

Il traffico nello Stretto è ormai quasi paralizzato, con il passaggio delle navi ridotto al minimo. Le forze statunitensi intendono continuare a colpire nell’area fino a quando Teheran non interromperà gli attacchi contro le imbarcazioni in transito.

La risposta iraniana nella regione

L’Iran non sembra disposto a fare marcia indietro. La Repubblica Islamica ha preso di mira basi statunitensi nella regione, dal Qatar al Bahrein fino al Kuwait, lanciando anche un’ondata di missili verso la Giordania. Il messaggio di Teheran resta che Hormuz “si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane”.

Washington avverte Teheran

Un funzionario americano ha spiegato che “L’escalation potrebbe durare per uno o due giorni, una settimana o addirittura un mese” e che tutto dipenderà dalle scelte dell’Iran. Donald Trump ha minacciato una risposta ancora più dura, affermando che se Teheran colpirà ancora “la situazione peggiorerà” e che gli Stati Uniti reagiranno “20 volte” più forte.

Tregua del 7 giugno sempre più fragile

Il confronto sta mettendo in crisi la fragile tregua raggiunta il 7 giugno. Dopo settimane di relativa calma, l’area di Hormuz è tornata a essere il centro di un braccio di ferro militare e diplomatico, con effetti immediati anche sui mercati finanziari.

Petrolio e gas riflettono il nervosismo

Le Borse hanno mostrato una certa tenuta e in Europa hanno chiuso quasi tutte in rialzo, ma le materie prime energetiche hanno reagito con forza. Il petrolio è salito, mentre il gas ad Amsterdam è arrivato a toccare i 50 euro, segnalando la preoccupazione degli investitori per un possibile blocco dei flussi nell’area.

Raid americani dopo gli attacchi alle navi

Da domenica, quando Teheran ha colpito tre navi nello Stretto, la risposta americana è stata particolarmente dura. Il raid iraniano è arrivato nel mezzo della pausa garantita per i funerali dell’ex Guida suprema, provocando la reazione del commander-in-chief.

Oltre 170 obiettivi colpiti in due giorni

Come rappresaglia, le forze statunitensi hanno attaccato postazioni militari vicine allo Stretto per ridurre la capacità iraniana di colpire il traffico navale a Hormuz. In due giorni, gli obiettivi colpiti dagli Stati Uniti sono stati più di 170, un numero 14 volte superiore rispetto alla due giorni di raid di giugno.

Colpite anche infrastrutture interne

Per la prima volta da settimane, le forze americane hanno preso di mira anche infrastrutture, inclusi ponti ferroviari lungo la direttrice verso Mashhad, città santa dove era attesa una grande folla per la sepoltura di Khamenei.

Teheran parla di provocazione

Gli attacchi sono stati interpretati da Teheran come una chiara provocazione. Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato Washington di non saper “comprendere la profondità del patriottismo iraniano e della lealtà agli ideali della Rivoluzione”.

Araghchi denuncia la violazione dell’intesa

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha sostenuto che gli attacchi rappresentano una violazione del memorandum of understanding e ha affermato che l’Iran è pronto “a difendersi”.

Droni e missili contro basi americane

Teheran ha risposto ai bombardamenti statunitensi lanciando droni contro basi americane in Kuwait, Qatar e Bahrein. Missili iraniani sono stati intercettati anche in Giordania. Fonti delle forze statunitensi hanno riferito che non ci sono stati danni significativi alle strutture americane e nessun ferito.

Bilancio comunicato da Teheran

Secondo quanto riferito dall’Iran, i due giorni di raid statunitensi hanno provocato 14 morti e 72 feriti. Teheran ha denunciato inoltre che gli attacchi americani hanno interessato anche un’area vicina alla centrale nucleare di Bushehr.

Canali diplomatici ancora aperti

Nonostante la tensione e l’avvicinarsi della scadenza dei 60 giorni per chiudere un accordo definitivo, il dialogo non sembra essersi interrotto. Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner continuerebbero ad avere contatti con le controparti iraniane, segno che Washington e Teheran non sembrano volere una ripresa piena del conflitto.

Israele pronta a intervenire ancora

Israele ha affermato di essere pronta a entrare di nuovo in azione “una terza volta se sarà necessario”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato: “L’esercito è pronto e in allerta per una ripresa delle ostilità, per ristabilire la superiorità aerea e colpire ancora in Iran”.