Energia e crescita sotto pressione
La nuova impennata dei prezzi di petrolio e gas rischia di prolungare anche nel terzo trimestre del 2026 gli effetti della crisi in Medio Oriente sull’economia italiana. Secondo il rapporto “Congiuntura Flash” di luglio del Centro studi Confindustria, l’energia rappresenta uno dei principali fattori di rallentamento per industria, investimenti e consumi.
La ripresa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha provocato una riduzione del 32% dei transiti navali attraverso lo Stretto di Hormuz a metà luglio. Il prezzo del Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile il 23 luglio, dopo essere sceso a 72 dollari a giugno, rimanendo comunque sotto il picco di 104 dollari raggiunto a maggio.
Petrolio, gas e cambio euro-dollaro
Anche il prezzo del gas ha ripreso a salire, superando nuovamente i 60 euro/MWh. Per Confindustria, il rincaro delle materie prime energetiche rende più difficile l’avvio del terzo trimestre, dopo il rallentamento già registrato dall’economia italiana nei mesi precedenti.
A pesare contribuisce anche il rafforzamento del dollaro, tornato a essere considerato una valuta rifugio durante la crisi mediorientale. Nella prima metà di luglio il cambio è sceso a 1,14 dollari per euro rispetto alla media di 1,18 registrata a febbraio. Poiché il petrolio viene quotato in dollari, la dinamica valutaria aumenta ulteriormente il costo dell’energia importata.
Le bollette frenano gli investimenti
L’aumento dei prezzi energetici sta influenzando anche la domanda di credito delle imprese. A maggio i prestiti aziendali sono cresciuti del 3,5% su base annua, ma secondo Confindustria l’incremento è legato soprattutto alla necessità delle aziende di reperire liquidità per sostenere i costi energetici.
- La produzione industriale è diminuita dello 0,3% a maggio.
- La crescita della produzione di beni strumentali si è arrestata.
- Le aspettative delle imprese sugli investimenti sono peggiorate nel secondo trimestre.
L’aumento dei costi energetici agisce sia direttamente, aumentando le spese operative, sia indirettamente, riducendo le risorse disponibili per investimenti e innovazione.
Inflazione ancora sotto pressione
L’inflazione italiana è salita dall’1% di gennaio al 3,2% di maggio, secondo Confindustria a causa soprattutto dello shock petrolifero legato al conflitto e alle limitazioni dei traffici nello Stretto di Hormuz. A giugno il dato è sceso al 3%, ma il rallentamento potrebbe essere graduale.
Anche nel caso di un rincaro temporaneo dell’energia, il maggiore livello dei prezzi potrebbe continuare a pesare sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla crescita economica. Inoltre, le imprese potrebbero trasferire progressivamente i maggiori costi energetici sui prezzi finali di beni e servizi.
La Bce valuta nuovi scenari energetici
La Banca centrale europea ha rinviato alla riunione di settembre una valutazione più approfondita degli effetti della nuova escalation in Medio Oriente, dopo aver mantenuto invariati i tassi di interesse a luglio.
La presidente Christine Lagarde ha spiegato che lo staff della Bce analizzerà diversi scenari sui prezzi di petrolio e gas, includendo anche valutazioni sulla sensibilità del mercato del gas considerando il livello relativamente basso delle scorte europee.
L’obiettivo è comprendere intensità e durata dello shock energetico e valutare se gli aumenti resteranno concentrati sul comparto energetico o genereranno effetti più ampi sull’inflazione.
L’Unione europea monitora i rischi
Il Gruppo di coordinamento petrolifero dell’Unione europea ha evidenziato i rischi legati al protrarsi del conflitto, sottolineando che nuove tensioni potrebbero restringere ulteriormente i mercati energetici nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Al momento non sono stati segnalati problemi fisici di approvvigionamento. La domanda europea continua a essere coperta attraverso scorte commerciali e forniture alternative provenienti dai mercati globali, mentre la Commissione europea mantiene sotto osservazione l’evoluzione della situazione.
