Fed, tassi sotto pressione tra inflazione e Trump

Giulia Conti

Al via il meeting FOMC tra pressioni politiche e timori sull’inflazione

È iniziata la riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), il comitato della Federal Reserve responsabile della politica monetaria statunitense, chiamato a valutare il futuro dei tassi di interesse in un contesto caratterizzato da pressioni politiche, inflazione ancora elevata e incertezze legate al conflitto in Medio Oriente.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a chiedere una politica monetaria più accomodante, sostenendo la necessità di tassi più bassi per sostenere l’economia. Una posizione che si contrappone a quella più prudente del presidente della Fed Kevin Warsh, preoccupato per la persistenza dell’inflazione.

Trump ha recentemente definito Warsh “fantastico” e ha dichiarato di aspettarsi che farà “la cosa giusta”, ribadendo però che i tassi dovrebbero essere ridotti come avvenuto in altri Paesi.

Inflazione in calo ma ancora sopra il target della Fed

La situazione internazionale rende più complesso il percorso della banca centrale americana. La crisi in Medio Oriente continua infatti a rappresentare un rischio per i prezzi dell’energia e potrebbe alimentare nuove pressioni inflazionistiche.

I dati più recenti sull’inflazione hanno però mostrato segnali positivi. La crescita annua dei prezzi si è attestata al 3,5%, in calo rispetto al 4,2% precedente e al di sotto del 3,8% previsto dagli analisti.

Anche l’inflazione core, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, è risultata più contenuta, con un aumento del 2,6% rispetto al 2,9% precedente e al 2,8% atteso.

Parallelamente, l’economia statunitense mostra segnali di rallentamento. I dati sul PIL sono attesi nei prossimi giorni, mentre il mercato del lavoro continua a perdere slancio.

Il recente Beige Book della Federal Reserve ha confermato una crescita economica tra lieve e moderata in undici dei dodici distretti monitorati, evidenziando però il peso dell’inflazione ancora elevata, influenzata dai dazi commerciali e dalle tensioni geopolitiche.

Alcuni membri della Fed non escludono rialzi dei tassi

Diversi membri del FOMC hanno recentemente sottolineato la necessità di mantenere una politica monetaria restrittiva per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

Kevin Warsh ha ribadito che la lotta all’inflazione resta una priorità e ha indicato tre principi guida per la banca centrale: chiarezza degli obiettivi, responsabilità e capacità di intervenire quando necessario.

Secondo alcuni esponenti della Fed, un nuovo aumento dei tassi potrebbe essere preso in considerazione qualora la crescita dei prezzi dovesse rimanere troppo elevata.

Il mercato non prevede cambiamenti a luglio

Le aspettative degli investitori indicano che la Federal Reserve dovrebbe mantenere invariati i tassi nella riunione di fine luglio, lasciandoli nell’intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%.

Secondo le stime di mercato, la probabilità di un rialzo di 25 punti base aumenta invece nei mesi successivi: il possibile intervento a settembre è stimato con una probabilità del 55,5%, mentre quello di ottobre al 45,2%.

Un aumento dei tassi a dicembre appare invece meno probabile, con una probabilità stimata al 37,8%.

Il petrolio potrebbe guidare le prossime decisioni della Fed

Secondo gli analisti di ING, la Federal Reserve dovrebbe mantenere invariata la politica monetaria nella riunione del 28-29 luglio. Gli esperti sottolineano inoltre che le discussioni precedenti hanno ridotto i timori di una possibile politicizzazione della banca centrale.

James Knightley e Chris Turner spiegano che la direzione futura dei tassi dipenderà soprattutto dall’andamento del petrolio. Un nuovo aumento dei prezzi energetici legato alla crisi in Medio Oriente potrebbe mantenere alta l’inflazione più a lungo e aumentare la probabilità di nuovi rialzi.

Al contrario, una riduzione delle tensioni geopolitiche e la ripresa dei flussi energetici potrebbero favorire un calo del petrolio e ridurre le aspettative di ulteriori interventi restrittivi da parte della Fed.